di Luciano Manna – Taranto è una città complicata e socialmente invivibile perché a nessuno interessa intraprendere un cambiamento che si stacchi realmente dall’illegalità, una illegalità talmente diffusa e radicata che esclude dalla società chi la denuncia mentre l’ignavia e la connivenza completa il quadro tossico salvo lamentarsi del risultato ottenuto nelle classifiche di vivibilità delle città italiane. Il mare fa erosione della costa ed allo stesso modo l’attività civica diventa impotente di fronte al fallimento dell’istituzione che non garantisce l’ugualianza di fronte alla Legge. Qui a Taranto chi delinque ha la meglio e gestisce aree demaniali che sono state in passato la culla della cultura di questa città: dai canti alle ispirazioni di Virgilio e Orazio sul Galeso alle escursioni fuori porta al Pizzone dei tarantini che vivevano la metà del ‘900. Di tutto questo non c’è più nulla. Rimangono quattro tufi sul mare, cemento buttato un po’ a caso a sostenere attività illecite ed abusivismo che devasta l’eco sistema del Mar Piccolo di Taranto. In questo triste e deprimente scenario i tarantini non godono di nulla perché metter piede in questi luoghi è molto pericoloso e spesso, come già accaduto, c’è chi ti minaccia di farti fuori.

La foce del fiume Galeso è una darsena totalmente abusiva. Sembra assurdo ma è così nonostante i sequestri e le denunce del passato. Luglio 2023: dopo ripetute denunce ed anni di illegalità la foce del fiume viene posta sotto sequestro dalla Guardia Costiera e la Guardia di Finanza. Viene interdetta un’area di 2500 mq che sono diventati un approdo stanziale in area demaniale e provinciale, oltre all’area vengono sequestrate anche 74 imbarcazioni, 12 passerelle metalliche costruite tra le sponde e il fiume utilizzate per l’approdo, 6 container utilizzati come rimesse per attività abusive di pesca e un casa di legno di 50 mq costruita in area damaniale utilizzata dal custode. I reati contestati: distruzione e deturpamento di bellezze naturali e invasione di suolo pubblico. Denunciate le due persone che gestivano gli approdi e segnalati all’Autorità giudiziaria i proprietari dei 74 natanti.

Ed oggi, gennaio 2026, come stiamo messi? Peggio di prima. I due gestori degli approdi sono sempre lì, le imbarcazioni sono aumentate e tutte le strutture per gli approdi sono ancora lì, hanno subito variazioni solo in termini di migliorie tecnologiche: antenna tv, telecamere wifi alimentate a solare telecamere. Ma un’area sequestrata non ha un custode che funge da pubblico ufficiale e avrebbe dovuto smantellare questo scempio ambientale? Come è possibile che dopo il sequestro dell’estate del 2023 l’ufficio del demanio del Comune di Taranto e la Provincia di Taranto non solo non hanno provveduto a ripristinare la legalità del luogo smantellando gli approdi abusivi e le strutture adibite a guardiania ma hanno consentito che l’esercizio di distruzione e deturpamento di un’area naturale protetta proseguisse nel suo progetto criminoso con annesse attività abusive come la pesca di frodo e la cantieristica con attività di carenaggio e bunkeraggio?

Ecco com’è oggi il Galeso in queste fotografie scattate a gennaio 2026

Non va meglio per il Pizzone dove da anni a ridosso delle sponde del secondo seno del Mar Piccolo sorge un vero e proprio villaggio in stile barraccopoli della Belen peruviana di Iquitos: un villaggio letteralmente costruito sul mare con cemento e tufi, cancelli e recinti: la darsena abusiva con tanto di officina e ricovero per natanti anche in questo caso serve attività legate alla pesca e all’acquacultura. Anche qui, stessa storia del Galeso con una piccola differenza: qui l’intera are sequestrata era stata dissequestrata dalla Procura e riconsegnata agli aventi diritto, l’agenzia demanio e la Marina Militare ma anche in questo caso ci si domanda come sia potuto succedere che dopo un sequestro, e consegnuente dissequestro, nulla sia stato smantellato e le attività abusive ed illecite proseguano la loro condotta indisturbate.

Ecco com’è oggi il Pizzone in queste fotografie scattate a gennaio 2026

Galeso e Pizzone, a Taranto, oggi rappresentano il totale fallimento dello Stato di Diritto a favore dell’illegalità diffusa. Taranto non è una città a misura di cittadino e chi delinque vince. Nella speranza che tutto questo interessi a qualcuno al fine di ripristinare la legalità nei luoghi e di rendere fruibile le aree ai cittadini che hanno davvero voglia di vivere di cultura e rispetto degli ecosistemi, non solo con le parole.