di Luciano MannaL’arte della bugia è una antica pratica di cui si sono occupati anche antichi filosofi e studiosi delle scienze umane come Aristotele, Platone, Tommaso d’Aquino, Machiavelli e Kant che hanno esplorato l’universo della menzogna in ogni sua applicazione. Nella comunicazione la bugia è la proiezione di una immagine della realtà ampiamente distorta o addirittura cancellata per mezzo dello strumento verbale al fine di manipolare e condizionare il comportamento di chi diventa il soggetto a cui la menzogna mira.

Sul Benzene, in questo primo mese del 2023, Acciaierie d’Italia ha utilizzato una comunicazione mendace ed aggressiva. A dire il vero, in alcuni casi, queste menzogne sono state date in pasto alla comunicazione senza un motivo chiaro e definito, perché un conto è negare o calmierare alcuni dati relativi agli inquinanti emessi, ben altro è negare che quell’inquinante preciso, assolutamente riconducibile ad un determinato processo produttivo, non lo emetti tu ed addirittura “non è attribuibile allo stabilimento siderurgico” come dice un recente comunicato a firma Acciaierie d’Italia. Di fronte, poi, a palesi emissioni non convogliate, provenienti dalle cokerie ed emesse libere in aria, dove il Benzene si forma per mezzo della distillazione del coke nei forni delle cokerie, questa menzogna appare sempre più assurda tanto che neanche il massimo impegno di chiunque su studi filosofici potrebbe venirci incontro e potrebbe aiutarci a comprendere l’assurdo metodo comunicativo di chi gestisce gli impianti Acciaierie d’Italia di Taranto. Andiamo subito al nocciolo della questione e poi analizziamo i dati.

Le immagini tratte da diversi video molto recenti (dicembre 2022 – gennaio 2023) sono eloquenti. Le cokerie emettono gas e vapori tossici senza contenimento, tra questo il noto Benzene. Per il momento ci limitiamo alla pubblicazione dei soli frame estratti dai video, arriverà il momento della pubblicazione integrale di ciò che avviene nella fabbrica. Questo avverrà con la pubblicazione del film documentario “La grande bugia – Nel girone dei dannati”. Nonostante la fabbrica tramite i suoi comunicati faccia sfoggio di una “completa attuazione delle prescrizioni relative alle batterie di cokefazione (con un investimento di oltre 120 milioni di euro)” la realtà in cokeria, purtroppo per questi grandi comunicatori, racconta ben altro. I gestori degli impianti, quindi, dovrebbero spiegare al Governo, alla Polizia Giudiziaria e ai cittadini di Taranto come hanno speso questi 120 milioni di euro in virtù del fatto che ad oggi, gennaio 2023, ed in prossimità dello scadere dell’attuazione del piano ambientale fissato ad agosto 2023 le condizioni degli impianti sono queste e rappresentano un serio rischio per la salute dei cittadini e degli operai.

Come mai durante gli sfornamenti dei forni delle cokerie i fumi del coke cotto finiscono in aria senza essere convogliati? Come mai il coke viene anche scaricato per terra ancora fumante per poi essere trasportato, sempre senza contenimento, con dei mezzi pesanti sotto la copertura dei parchi? Come mai, anche qui, il coke ancora caldo e in evidente condizione atta ad esalare gas nocivi post cottura viene movimentato sotto la copertura dei parchi minerali? I parchi minerali sono adibiti allo stoccaggio del coke cotto? Gli operai che lavorano all’interno della copertura dei parchi sono informati dei rischi che corrono respirando questi gas, ma soprattutto sono addestrati per operare con lo stoccaggio dei minerali o anche del coke distillato ancora fumante? Chi opera la movimentazione del coke cotto dalle cokerie alla copertura dei parchi?

Un documento del 5 gennaio 2023 a firma adi Arpa Puglia conferma un “incremento osservato a partire dall’anno 2019 per le concentrazioni di benzene, per tutte le centraline della Rete Regionale di Qualità dell’Aria (RRQA) prossime allo stabilimento siderurgico. Tale incremento è proseguito lungo tutto l’arco dell’anno 2022 e non mostra, alla data odierna, segnali apprezzabili di regresso“.

I dati che inchiodano la fabbrica alle loro responsabilità sono messi nero su bianco nei report di monitoraggio della qualità dell’aria che riportano i dati delle centraline interne allo stabilimento Acciaierie d’Italia. Nel 2021 il Benzene è risultato superiore al valore di 5 μg/m3  per ben 314 giorni nella centralina cokeria, 83 giorni nella centralina meteo parchi, 121 giorni nella centralina direzione e 34 giorni nella centralina Tamburi Orsini. Nel 2020 per 304 giorni nella centralina cokeria, 89 giorni nella centralina meteo parchi, 94 giorni nella centralina direzione. C’è da considerare che la centralina parchi è distante dalle abitazioni civili 200 metri, la centralina cokeria 800 metri e quella della direzione 2000 metri. Quale rischio sanitario rappresentano questi inquinanti a queste distanze dalle abitazioni del qualrtiere Tamburi?

Ma, quindi, perché alla luce di questi valori Acciaierie d’Italia, spesso di concerto con Ispra, può sostenere che non viola la Legge pur andando bel oltre i limiti della stessa Legge per quasi tutti i giorni dell’anno? Semplicemente per un cavillo normativo. Anche se l’installazione di queste centraline rispondeva all’aver ottemperato la prescrizione n.85 del Decreto di Riesame dell’AIA del 2012, rilasciata allo stabilimento della Società ILVA (cui è succeduta Arcelor Mittal Italia, e quindi, nel 2021, Acciaierie di Italia) qualcuno ha deciso che benché queste centraline dovessero prendere come limiti di riferimento per gli inquinanti i valori della Legge 155/201o, le stesse, in caso di valori oltre i limiti non sarebbero sottoposte alla stessa norma di Legge e quindi non rappresentano una violazione di Legge.

Report qualita aria centraline AdI 2020Report qualità aria centraline AdI 2021

Da dove proviene il Benzene rilevato dalle centraline della rete di monitoraggio per la qualità dell’aria sotto il controllo di Arpa Puglia? Dell’impianto industriale Acciaierie d’Italia. E da quale impianto per la precisione? Dai forni delle cokerie dello stabilimento ex Ilva Acciaierie d’Italia con a capo l’amministratore delegato Lucia Morselli. E Ispra che dice?

Infine la grande bugia dei gestori della fabbrica.

L’aumento nei livelli di benzene non è attribuibile allo stabilimento siderurgico

Taranto, 20 gennaio 2023 – Con riferimento a quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Acciaierie d’Italia conferma di aver fornito ampia e documentata evidenza ad ARPA Puglia che l’aumento nei livelli di benzene non sarebbe in alcun modo attribuibile allo stabilimento siderurgico, il quale infatti rispetta in pieno i limiti emissivi anche grazie alla completa attuazione delle prescrizioni relative alle batterie di cokefazione (con un investimento di oltre 120 milioni di euro). ADI ha quindi rilevato come nelle circostanze sarebbe ragionevole valutare e verificare se sussistano altre possibili fonti di incremento della rilevazione del benzene. Infine, ADI ha comunque evidenziato che i livelli di concentrazione rilevati nelle centraline in area urbana negli anni 2020, 2021 e 2022 si sono mantenuti ben al di sotto del limite fissato dal D.Lgs. 155/2010.