di Luciano Manna – Tra gli operai della fabbrica di Taranto Acciaierie d’Italia l’altoforno numero 4 è stato già ribattezzato “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”, lo strano caso dell’Afo4. Quell’impianto che da diversi giorni diventa diavolo di notte che sputa fumi di ogni genere ed angelo di giorno. Una anonima, inerte ed inerme ferraglia che di giorno non mostra neanche uno sbuffo di polvere. Intorno alla questione Afo4 l’ordine in stabilimento è di tenere le bocche cucite e non parlare con nessuno ma a quanto pare lo strumento whistleblowing adottato dalla fabbrica funziona benissimo, ma al contrario. Per comprendere le voci degli operai negli spogliatoi che raccontano cosa accade sull’altoforno 4 basta guardare queste fotografie scattate nelle notti tra il 15 e il 17 gennaio (a destra e a sinistra) e la mattina del 17 gennaio (foto centrale). Di giorno tutto fermo, tutto pulito, nessuna emissione, di notte l’inferno: la rimozione della ghisa solidificata all’interno di Afo4 provoca enormi nubi di colore giallastro.

 

Ricostruendo brevemente la storia dell Afo4 nel corso dell’anno 2021 va ricordato che a gennaio l’azienda annuncia la sua fermata per manutenzione ma prima vanno risolti i problemi su Afo2 dove va sostituita la scatola ingranaggi. Riparte Afo2 ed ad aprile si ferma Afo4, non si cola più ghisa, si cola la salamadra, l’altoforno si spegne e passa alle attività di manutenzione che richiede diversi interventi: c’è una lesione al crogiolo e vanno sostituite le piastre di raffreddamento. Totale della spesa: 70 milioni di euro. Af04 riparte a luglio con la tradizionale accensione a legna, proprio come il forno di una pizzeria, giusto per dare un senso agli annunci roboanti di una certa politica che ci narra di una acciaieria green con tecnologie all’avanguardia che ci invidiano in tutto il mondo. In realtà l’accesione a legna serve per evitare uno shock termico alle “pezze” messe sul refrattario del crogiolo. Ed arriviamo ad ottobre, quando qualcuno si accorge che su Afo4 c’è qualcosa che non va e la lesione al crogiolo si è ripresentata in maniera più seria della volta precedente, tanto da far programmare un nuovo ed ennesimo stop all’altoforno. A dicembre si cola ancora una volta la salamadra, l’altoforno è di nuovo spento ma stavolta c’è un problema più serio.

Il crogiolo va sostituito ma prima bisogna rimuovere le parti solidificate ed i mezzi che erano stati adottati in precedenza sull’Afo2 non danno risultati. Si passa al piano B. L’azienda ordina cariche esplosive da far brillare all’interno del crogiolo al fine di rimuovere la ghisa solidificata. La mattina del 4 gennaio, intorno alle 12, ci arriva la conferma che sono state fatte brillare le prime cariche esplosive all’interno del crogiolo dell’altoforno 4 ma ne sono state ordinate altre perché le prime esplosioni non hanno avuto l’effetto sperato, cioè sbriciolare scoria e ghisa solidificata. La strada adiacente all’altoforno viene bloccata mentre nessuno all’interno dell’azienda sa quando verranno fatte esplodere le altre cariche. La popolazione è ignara di tutto, nessuno è a conoscenza di queste operazioni sull’altoforno.

In questi giorni ulteriori conferme: sono state esplose altre cariche per almeno altre due volte i giorni differenti. Questa volta non si fanno esplodere di giorno ma intorno alle otto di sera mentre di notte, utilizzando potenti strumenti da ossitaglio, si passa alle operazioni di rimozione delle parti demolite con l’esplosivo. Forse per attutire gli effetti delle esplosioni il crogiolo è stato anche circondato da copertoni mentre alcune informazioni ci riferiscono che vengono usati esplosivi a bassa carica per evitare danneggiamenti alle piastre di rafferddamento che sono state sostituite nell’ultimo intervento di manutenzione. Il risultato di tutto ciò è quello che si vede nelle fotografie scattate nelle notti tra il 15 e il 17 gennaio. Di giorno tutto tace, nessuna emissione mentre di notte si scatena l’inferno con le emissioni di colore giallastro dovute alla rimozione della ghisa solidificata nella pancia dell’altoforno.

A questo tragico scenario si aggiungono le dichiarazioni dell’azienda alle organizzazioni sindacali che annunciano comunicazioni imminenti circa la ripartenza di Afo4 dove i lavori procedono come da programma. Ma quale programma? Quello dei copertoni intorno all’altoforno facendo esplodere il crogiolo? La realtà è che nelle condizioni in cui versa l’altoforno, con l’incertezza di far arrivare in stabilimento le parti di ricambio, la sua ripartenza non può essere programmata e dovrà attendere ancora diversi mesi. Noi siamo qui ad attendere mentre non possiamo far altro che rendere disponibile ogni materiale alla Procura della Repubblica di Taranto.

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