Nel capoluogo, è confermata l’operatività dei PIZZOLLA e dei TAURINO nella Città Vecchia, mentre nei quartieri di Talsano, Tramontone e San Vito sono attivi i CATAPANO, i LEONE e i CICALA. I sodalizi riferiti ai CESARIO, ai CIACCIA, ai MODEO e ai PASCALI sono presenti nel quartiere Paolo VI, mentre nel Borgo è presente il clan DIODATO, nel rione Tamburi i SAMBITO e nella Salinella gli SCARCI. Seppure indebolito dalle vigorose inchieste giudiziarie, continua ad essere presente anche il sodalizio criminale DE VITIS-D’ORONZO. Nel contesto malavitoso cittadino, si segnalano i riscontri investigativi dell’indagine “Tabula Rasa” conclusa dalla Guardia di finanza il 3 giugno 2020, particolarmente significativa perché
testimonia come la criminalità mafiosa tarantina non sia più “predatoria ma silente e simbiotica, rispetto al contesto sociale di riferimento”, nonché capace di infiltrarsi nella gestione della pubblica amministrazione con spiccati interessi verso il locale mondo politico-economico. L’inchiesta ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale di stampo mafioso, operante nella provincia jonica dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e al contrabbando di t.l.e., attività perpetrate anche attraverso la detenzione illecita di armi e munizioni. Nel corso delle indagini sono state accertate le azioni delittuose di due fratelli tarantini, appartenenti al clan SAMBITO, i quali esercitavano un significativo controllo anche sulle attività lecite del territorio jonico attraverso pressanti forme di intimidazione. In tale direzione è stato accertato, infatti, come la compagine criminale avesse imposto a una casa cinematografica – che aveva realizzato a Taranto le riprese di un film – la guardiania dei mezzi e delle attrezzature utilizzate. La forza dell’associazione ha trovato evidenza anche nell’imporre l’assunzione del capo indiscusso del clan in un’azienda pubblica ricoprendo, di fatto, mansioni superiori a quelle a lui spettanti in modo da poter ottenere, in soli 10 anni, una significativa progressione di carriera, assumendo potere peraltro, nei confronti di alcune società private di cui condizionava le scelte in forza dell’incarico ricoperto oltre che per la riconosciuta pericolosità criminale. Tra i vari episodi
delittuosi riscontrati vi è anche il danneggiamento di linee ferroviarie, finalizzato a screditare l’operato di una società di vigilanza che aveva ottenuto l’appalto sulla linea Martina Franca- Taranto. Tra gli indagati vi sono alcuni appartenenti alla frangia del sodalizio criminale capeggiata dapprima dal boss dei CATAPANO, ma successivamente riorganizzatasi sotto l’egida dei MODEO e del boss dei CESARIO.

Scarica la RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia gennaio-giugno 2020